• Francesco Vittone

Bominaco: nell’Abruzzo segreto

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Talvolta bisogna saper ascoltare, guardare e aspettare. Non si ascolta solo con le orecchie, ma anche con gli occhi e, soprattutto, con il cuore. L’Abruzzo è uno di quei luoghi da ascoltare con il cuore, una regione da percorrere a passo lento, da ammirare in tutti suoi angoli.


Un angolo speciale di questa straordinaria regione è Bominaco, all’apparenza una manciata di case di pietra, nel profondo un custode di arte e spiritualità. Nel cuore dell’Abruzzo, a 30 chilometri dall’Aquila, lungo il fu Tratturo Magno e all’ombra del castello risalente al XIII secolo, infatti, giace nascosto ai più Bominaco, la piccola frazione di Caporciano. In questa zona dell’Abruzzo, tra Navelli e L’Aquila, ci sono evidenti tracce della sua organizzazione medievale: era strutturata secondo un complesso sistema di castelli, di cui è testimonianza il castello di Bominaco, che costituivano una rete di collegamenti difensivi.

In questo borgo medievale di 85 anime sono celate, come dimenticate tra gli abeti, non una ma due meraviglie: le chiese benedettine di Santa Maria Assunta e di San Pellegrino, in antichità parte del grande complesso benedettino di Mamenaco, oggi scomparso. Come a ritrovare antichi templi birmani in mezzo alla foresta, cuori di un impero e di una capitale che ormai non esistono più, così è stato il nostro arrivo a Bominaco. “Come ci avete trovato?” ci domanda la guida mentre ci avviciniamo agli absidi che si confondono tra i rami.


Di fronte a noi si schiudono l’oratorio di San Pellegrino, stupendamente affrescato, e la chiesa di Santa Maria Assunta che, sicuri nella loro vita millenaria, testimoniano l’inafferrabile creatività e vitalità di quei secoli. Secondo alcune leggende tale sito sarebbe stato fondato per ordine di Carlo Magno a seguito di un passaggio del re nella zona. Successivamente, tra il XII e il XIII secolo il severo monastero si trasformò in un centro di cultura e formazione artistica, tra i più significativi dell’Italia centro-meridionale.

San Pellegrino dall’esterno appare semplice ed essenziale con un pronao e un rude rosone che potrebbero sviare i più frettolosi da quanto quelle pietre custodiscono all’interno. Facendo ingresso nel piccolo oratorio di San Pellegrino, si entra come in un vortice di colori: affreschi con Episodi tratti dal Vangelo, l’infanzia di Cristo, la Passione, il Giudizio Finale e alcuni episodi della vita di San Pellegrino ricoprono completamente le pareti e le volte.

È inoltre presente il Calendario bominacense, uno dei più antichi calendari monastici, con la personificazione di ciascun mese: ognuno di essi è rappresentato da una coppia di vignette in cui sono riportati il segno zodiacale, la corrispondente fase lunare - di provenienza pre-cristiana - una figura allegorica che rappresenta il mese e i giorni contrassegnati dalle lettere dell’alfabeto.


Santa Maria, iniziata alla fine dell’anno Mille, si tramanda che sia sorta su un preesistente tempio romano dedicato al culto di Venere. Infatti, molto del materiale da cui deriva la chiesa proviene da edifici romani. Entrando nella chiesa si nota immediatamente la pianta rettangolare divisa da colonnati in tre navate. Se San Pellegrino cattura per la sua esplosione di colori, Santa Maria incanta per la sua monocromia sul bianco che fa risaltare la struttura architettonica e la facciata, una delle forme più pure di romanico abruzzese.

Bominaco è uno di quei luoghi in cui si lascia il cuore, uno di quegli angoli di mondo che sembra possedere un segreto da secoli andato perduto.

Le due chiese appaiono in simbiosi con la Natura circostante e la visita non può dirsi completa se non ci si perde camminando tra gli alberi tutt'intorno. Gli abeti creano come una cornice di questo tesoro di arte sacra in un panorama inaspettato in cui l’opera umana si fonde con la Natura.


Che cos'è il Terzo Paradiso? È la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altro genere di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell'umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura. Terzo Paradiso significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. A tale fine occorre innanzitutto ri-formare i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune. [...] Il termine paradiso deriva dall'antica lingua persiana e significa “giardino protetto”.


Michelangelo Pistoletto, 2003







Sometimes you have to know how to listen, look and wait. It is not only heard with the ears, but also with the eyes and, above all, with the heart. Abruzzo is one of those places to listen to with the heart, a region to be traveled at a slow pace, to be admired in all its corners. A special corner of this extraordinary region is Bominaco, apparently a handful of stone houses, deep down a keeper of art and spirituality. In the heart of Abruzzo, 30 kilometers from L'Aquila, along the former Tratturo Magno and in the shadow of the castle dating back to the thirteenth century, in fact, the small hamlet of Caporciano lies hidden from most people. In this area of ​​Abruzzo, between Navelli and L'Aquila, there are evident traces of its medieval organization: it was structured according to a complex system of castles, as evidenced by the castle of Bominaco, which formed a network of defensive connections.


In this medieval village of 85 souls, not one but two wonders are hidden, as if forgotten among the fir trees: the Benedictine churches of Santa Maria Assunta and San Pellegrino, in ancient times part of the great Benedictine complex of Mamenaco, today disappeared. As if to find ancient Burmese temples in the middle of the forest, the hearts of an empire and a capital that no longer exist, so it was our arrival in Bominaco. "How did you find us?" he asks us for his guide as we approach the apses that merge into the branches. In front of us open the oratory of San Pellegrino, beautifully frescoed, and the church of Santa Maria Assunta which, confident in their millenary life, testify to the elusive creativity and vitality of those centuries. According to some legends, this site was founded by order of Charlemagne following a passage of the king in the area. Subsequently, between the 12th and 13th centuries the austere monastery was transformed into a center of culture and artistic training, one of the most important in central and southern Italy.


San Pellegrino from the outside appears simple and essential with a pronaos and a rude rose window that could divert the more hasty from what those stones keep inside. Entering the small oratory of San Pellegrino, you enter as in a whirlwind of colors: frescoes with Episodes from the Gospel, the childhood of Christ, the Passion, the Last Judgment and some episodes from the life of San Pellegrino completely cover the walls and the times.

There is also the Bominacense Calendar, one of the oldest monastic calendars, with the personification of each month: each of them is represented by a pair of vignettes showing the zodiac sign, the corresponding lunar phase - of pre-Christian origin - an allegorical figure representing the month and days marked by the letters of the alphabet. Santa Maria, begun at the end of the year 1000, is said to have risen on a pre-existing Roman temple dedicated to the cult of Venus. In fact, much of the material from which the church derives comes from Roman buildings. Entering the church you immediately notice the rectangular plan divided by colonnades into three naves. If San Pellegrino captures for its explosion of colors, Santa Maria enchants for its monochrome on the white that brings out the architectural structure and the facade, one of the purest forms of Abruzzo Romanesque.

Bominaco is one of those places where you leave your heart, one of those corners of the world that seems to have a secret that has been lost for centuries.

The two churches appear in symbiosis with the surrounding nature and the visit cannot be considered complete if you do not get lost walking among the trees all around. The fir trees create a frame for this treasure of sacred art in an unexpected landscape where human work blends with Nature.


What is the Third Paradise? It is the fusion of the first and second paradise. The first is that in which human beings were totally integrated into nature. The second is the artificial paradise, developed by human intelligence, up to the global dimensions reached today with science and technology. This paradise is made up of artificial needs, artificial products, artificial comforts, artificial pleasures, and every other kind of artifice. A real artificial world has been formed which, with exponential progression, generates, in parallel with the beneficial effects, irreversible processes of degradation and consumption of the natural world. The Third Paradise is the third phase of humanity, which takes place in the balanced connection between artifice and nature. Third Paradise means the passage to an unprecedented stage of planetary civilization, indispensable to ensure the survival of mankind. To this end, it is first of all necessary to re-form the ethical principles and behaviors that guide common life. [...] The term paradise derives from the ancient Persian language and means "protected garden".


Michelangelo Pistoletto, 2003

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