• Chiara De Pace

Amorgós: una Grecia alternativa


English version down below



Canzone consigliata: Rise, Eddie Vedder
Libro consigliato: Le otto montagne, Paolo Cognetti
Attività consigliata: trekking dalla Chora a Aegiali

Chiamata da Omero l’«isola nuda», Amorgós è una catena montuosa in mezzo all’Egeo dalla forma che ricorda un cavalluccio marino. È un’isola dal patrimonio storico-naturalistico straordinario, fatto di antiche tradizioni, monasteri e piatti tipici fortemente radicati nel territorio.

Durante il nostro viaggio on the road con zaino in spalla per le isole Cicladi ci siamo spinti fino a questa isola di rara bellezza e dal forte misticismo, un’isola sconosciuta ai più, ma tutta da esplorare e da scoprire.


L’isola di Amorgós

Amorgós è la più orientale delle Cicladi e l’ultima isola dell’arcipelago arrivando dal Pireo. Forse è la lontananza dalla terraferma, forse è la sua storia millenaria, ma Amorgós è un’isola selvaggia, incontaminata, che conserva tutt'oggi un fascino unico. È percorsa da nord a sud da un’unica strada, asfaltata solo negli anni ‘90, che sale e scende fino a sfiorare le vette dai 700 metri di altezza. Le mulattiere, invece, sono state riconvertite in percorsi da trekking, rendendo l’isola la meta ideale per chi ama camminare.


La fisionomia dell’isola è lunga e stretta: al centro si trova Katapola, il porto principale dell’isola, un gruppo di case bianche con molti caffè e taverne caratteristiche; sopra a Katapola si trova la Chora, aggrappata alla roccia; a nord si trova Aegiali, il secondo porto dell’isola, osservato dall’alto da tre paesini dal carattere rurale - Langada, Potamos, Tholaria.


L’isola è molto arida tanto che necessita di importare acqua dal continente. Questo, però, fa parte del presente di Amorgós. Infatti, le tracce architettoniche indicano che il passato dell’isola è stato molto diverso: le rovine dei mulini ad acqua raccontano un’abbondanza d’acqua in antichità. Oggi sono presenti alcuni torrenti che si riempiono solo d’inverno; nonostante ciò la terra si presta molto bene alla coltivazione - sull’isola crescono spontaneamente anche molto erbe selvatiche come l’origano greco - rendendo Amorgós una delle isole cicladiche con le più forti tradizioni culinarie.


Il fascino sospeso della Chora

Il capoluogo di Amorgós si è sviluppato a circa 400 metri di altezza intorno ad un promontorio roccioso sul quale i veneziani hanno costruito un Kastro per difendersi dagli attacchi dei pirati. La Chora, infatti, è stata costruita per essere invisibile dal mare così da non diventare preda delle incursioni via nave.

Dedalo di vicoli bianchi, la Chora sembra un animale addormentato al sole circondato dal gran blu del mare che, ad Amorgós, non ti abbandona mai. Con la luce senza ombre delle ore centrali assume un’atmosfera quasi onirica, sonnolenta in cui il bianco accecante delle case si mescola con il ritmo della vita degli isolani. Sembra quasi un villaggio in Terra Santa.

È bellissimo perdersi tra i vicoli e lasciarsi sorprendere da piccole terrazze panoramiche, da coloratissimi bouganville in fiore, dalle botteghe artigiane che mantengono vive le tradizioni del territorio.


Aegiali e i sapori del territorio

Aegiali è il porto più importante della zona settentrionale di Amorgós: ricco di taverne e locali, mantiene vivissime le tradizioni culinarie e territoriali dell’isola. A Aegiali infatti abbiamo avuto la fortuna di incontrare una signora greca che ci ha condotto in un viaggio straordinario di sapori e tradizioni.


Si parte innanzitutto dal rakomelo: è una bevanda alcolica che mescola raki, miele e diverse spezie come cannella, cardamomo o altre erbe aromatiche. Il miele gli conferisce un colore ambrato e un gusto dolce che gli abitanti di Amorgós abbinano con piccoli dolci ai semi di sesamo. La signora ci ha spiegato che i greci lo usano spesso come rimedio pratico in caso di mal di gola o tosse, allungandolo con l’acqua calda. Si racconta che il rakomelo risalga al XII secolo e che sia originario dell’isola di Creta e successivamente arrivato nelle Cicladi, ma Amorgós sostiene con orgoglio la paternità di questa bevanda che racchiude un po’ lo spirito tradizionale e fiero degli isolani.

Molti scelgono di visitare le isole senza però conoscerne la cultura locale: secondo noi fare turismo sostenibile significa invece essere curiosi della storia e della cultura del territorio, rispettandola e tramandandola senza stravolgerne l’autenticità.

Un esempio? Se volete acquistare un ricordo del vostro viaggio, affidatevi alle produzioni fatte in loco: ciò significa non solo aiutare economicamente il territorio, ma anche avere la possibilità di acquistare un prodotto unico e autentico. Ad esempio, per assaggiare il rakomelo vi consigliamo Amorgion che in negozio - presente sia a Aegiali che a Katapola - offre la possibilità di assaggiare tutte le specialità locali (oltre al rakomelo, ci sono due dolci tipici dell’isola, la pastelia e loukoumia) e organizza anche visite guidate all’azienda vinicola per toccare con mano come producono vini e liquori.


Monastero di Chozoviotissa: il cuore spirituale dell’isola

Amorgós esprime tutto il suo fascino sospeso a 2 km dalla Chora, sul versante orientale dell’isola. Qui si trova un luogo unico: il millenario monastero di Chozoviotissa appollaiato sul fianco del monte Profeta Elia a strapiombo sul mare. È praticamente invisibile se non a partire dalla lunga scalinata di accesso (circa 300 gradini, 1000 a partire dalla spiaggia di Agia Anna), quando spunta bianchissimo contro la roccia scura.

È il secondo più antico di tutta la Grecia e la sua costruzione risale al 1088: la storia narra che sia stato costruito per proteggere un’icona sacra salvata dall’iconoclastia da una donna di Khoziva, villaggio in Terra Santa. L’icona è arrivata qui a bordo di una barca con alcuni monaci ortodossi.

La costruzione si sviluppa su 8 piani con una larghezza massima di 5 metri: l’interno è un labirinto di scale di legno, celle dei monaci, cappelle e testi sacri. Ci sono alcuni punti in cui l’edificio è largo solo mezzo metro. Il tutto unito da pietra, calce e legno di ginepro. Per accedere al Monastero si passa da un piccola porta in legno ritagliata direttamente nella roccia dove si viene accolti da uno dei monaci del monastero oppure direttamente dal pope che con la sua lunga barba bianca porta con sé un’incredibile aura di sacralità.

Salendo lungo la stretta scalinata interna si arriva nel luogo dove viene conservata l’icona sacra risalente all’812 circondata da pergamene del XII secolo e dalla luce delle candele. L’unico periodo dell’anno in cui l’icona non è presente è la Pasqua, quando viene portata in processione di villaggio in villaggio lungo tutta l’isola.

Si tratta di un luogo in cui si respirano misticismo e spiritualità, mescolati ai sapori del territorio: arrivati in cima, i monaci offrono ai pellegrini un bicchierino di rakomelo con i lokum, dolcetti dall’origine turca. È un’esperienza unica mangiare sospesi tra cielo e mare, circondati dalla roccia viva.


Oggi il monastero, pur essendo abitato stabilmente solo da tre monaci, rimane il cuore pulsante della spiritualità e della cultura di Amorgós e meta di migliaia di pellegrini che ogni anno tornano in questo luogo unico a pregare l’icona salvata.



Nell’ottica di stimolare la salvaguardia del territorio e di uno sviluppo di un modo di viaggiare maggiormente sostenibile, ci teniamo a citare il progetto, guidato Giovanni Perotti (architetto e scrittore), Giorgio Martino (esploratore e architetto) e Dimitris Pikionis (architetto), che dal 2012 lavora per inserire questa meraviglia nel Patrimonio dell’UNESCO. Perotti afferma: “Il Monastero di Chozoviotissa rappresenta un'opera concepita e realizzata dal genio creativo dell’uomo. L’idea costruttiva e la tecnica architettonica identificano un’opera unica al mondo, fonte di ispirazione e di suggerimenti sia per l’architettura vernacolare conosciuta sotto il nome di “architettura cicladica”, sia per il messaggio culturale, rafforzato dalla funzione spirituale dell’opera.”

Come spostarsi: l’isola richiede molti spostamenti anche impegnativi con significative salite e discese. Per questo vi consigliamo di affittare la macchina o di usare i mezzi pubblici che ben collegano i centri abitati con le spiagge e la Chora.
Come arrivare: l’isola non ha un aeroporto ed è raggiungibile solo via mare. Ci sono diversi traghetti che partono dal Pireo (Atene) impiegandoci dalle 5 alle 9 ore a seconda del tipo di imbarcazione. È possibile raggiungerla dalle isole circostanti (noi siamo arrivati facilmente da Koufonissi). Per chi preferisce muoversi in aereo, può volare su Naxos o Santorini e fare l’ultimo tratto in traghetto.
Dove dormire: se volete esplorare più il nord dell’isola e avere facile accesso alle spiagge di questa zona vi consigliamo Aegiali; dormire nella Chora invece vi dà la possibilità di essere vicino al Monastero e alla splendida spiaggia di Agia Anna.



Suggested song: Rise, Eddie Vedder
Recommended book: The eight mountains, Paolo Cognetti
Recommended activity: trekking from Chora to Aegiali

Called by Homer the "naked island", Amorgós is a mountain range in the middle of the Aegean with a shape that resembles a seahorse. It is an island with an extraordinary historical-naturalistic heritage, made up of ancient traditions, monasteries and typical dishes strongly rooted in the territory. During our backpacking on the road trip to the Cyclades islands, we went as far as this island of rare beauty and strong mysticism, an island unknown to most, but all to be explored and discovered.


The island of Amorgós

Amorgós is the easternmost of the Cyclades and the last island of the archipelago coming from Piraeus. Perhaps it is the distance from the mainland, perhaps it is its millenary history, but Amorgós is a wild, unspoiled island that still retains a unique charm. It is crossed from north to south by a single road, paved only in the 1990s, which rises and falls until it touches the peaks from 700 meters high. The mule tracks, on the other hand, have been converted into trekking paths, making the island the ideal destination for those who love walking. The physiognomy of the island is long and narrow: in the center is Katapola, the main port of the island, a group of white houses with many characteristic cafes and taverns; above Katapola is the Chora, clinging to the rock; to the north is Aegiali, the second port of the island, viewed from above from three villages with a rural character - Langada, Potamos, Tholaria. The island is very arid, so much so that it needs to import water from the continent. This, however, is part of the present of Amorgós. In fact, the architectural traces indicate that the island's past was very different: the ruins of the water mills tell of an abundance of water in antiquity. Today there are some streams that fill up only in winter; despite this, the land lends itself very well to cultivation - many wild herbs such as Greek oregano grow spontaneously on the island - making Amorgós one of the Cycladic islands with the strongest culinary traditions.


The suspended charm of the Chora

The capital of Amorgós is situated at about 400 meters high around a rocky promontory on which the Venetians built a Kastro to defend themselves from pirate attacks. The Chora, in fact, was built to be invisible from the sea so as not to become prey to raids by ship.

Maze of white alleys, the Chora looks like an animal sleeping in the sun surrounded by the great blue of the sea that, in Amorgós, never leaves you. With the shadowless light of the central hours, it takes on an almost dreamlike, sleepy atmosphere in which the blinding white of the houses mixes with the rhythm of life of the islanders. It almost looks like a village in the Holy Land.

It is wonderful to get lost in the alleys and be surprised by small panoramic terraces, by colorful bougainvillea in bloom, by the artisan shops that keep the traditions of the territory alive.


Aegiali and the flavors of the territory

Aegiali is the most important port in the northern area of ​​Amorgós: full of taverns and clubs, it keeps the island's culinary and territorial traditions very alive. In fact, in Aegiali we were lucky enough to meet a Greek lady who took us on an extraordinary journey of flavors and traditions. We start first from rakomelo: it is an alcoholic drink that mixes raki, honey and various spices such as cinnamon, cardamom or other aromatic herbs. Honey gives it an amber color and a sweet taste that the inhabitants of Amorgós combine with small sweets with sesame seeds. The lady explained to us that the Greeks often use it as a practical remedy in the event of a sore throat or cough, stretching it with hot water. It is said that rakomelo dates back to the twelfth century and that it originated from the island of Crete and subsequently arrived in the Cyclades, but Amorgós proudly supports the authorship of this drink that somewhat embodies the traditional and proud spirit of the islanders.

Many choose to visit the islands without however knowing the local culture: in our opinion, sustainable tourism means, on the other hand, being curious about the history and culture of the area, respecting and passing it on without distorting its authenticity.

An example? If you want to buy a souvenir of your trip, rely on the productions made on site: this means not only helping the territory economically, but also having the opportunity to buy a unique and authentic product. For example, to taste rakomelo we recommend Amorgion which in the shop - present both in Aegiali and in Katapola - offers the opportunity to taste all the local specialties (in addition to rakomelo, there are two typical sweets of the island, pastelia and loukoumia) and also organizes guided tours of the winery to see first hand how they produce wines and spirits.


Chozoviotissa Monastery: the spiritual heart of the island


Amorgós expresses all its charm suspended 2 km from the Chora, on the eastern side of the island. Here there is a unique place: the millenary monastery of Chozoviotissa perched on the side of Mount Prophet Elia overlooking the sea. It is practically invisible if not starting from the long access staircase (about 300 steps, 1000 starting from the beach of Agia Anna), when it appears very white against the dark rock.


It is the second oldest in all of Greece and its construction dates back to 1088: the story tells that it was built to protect a sacred icon saved from iconoclasm by a woman from Khoziva, a village in the Holy Land. The icon arrived here aboard a boat with some Orthodox monks.

The building is spread over 8 floors with a maximum width of 5 meters: the interior is a labyrinth of wooden stairs, monks' cells, chapels and sacred texts. There are some points where the building is only half a meter wide. All united by stone, lime and juniper wood. To access the Monastery, you pass through a small wooden door cut directly into the rock where you are greeted by one of the monks of the monastery or directly by the pope who with his long white beard carries with him an incredible aura of sacredness. Going up the narrow internal staircase, you arrive at the place where the sacred icon dating back to 812 is preserved, surrounded by 12th century parchments and the light of candles. The only period of the year in which the icon is not present is Easter, when it is carried in procession from village to village along the whole island. It is a place where mysticism and spirituality are breathed, mixed with the flavors of the territory: once they reach the top, the monks offer pilgrims a glass of rakomelo with lokum, sweets of Turkish origin. It is a unique experience to eat suspended between sky and sea, surrounded by living rock. Today the monastery, despite being permanently inhabited by only three monks, remains the beating heart of the spirituality and culture of Amorgós and the destination of thousands of pilgrims who return to this unique place every year to pray for the saved icon.


In order to stimulate the protection of the territory and the development of a more sustainable way of traveling, we would like to mention the project, led by Giovanni Perotti (architect and writer), Giorgio Martino (explorer and architect) and Dimitris Pikionis (architect) , which has been working since 2012 to include this wonder in the UNESCO World Heritage Site. Perotti states: "The Chozoviotissa Monastery represents a work conceived and created by the creative genius of man. The constructive idea and the architectural technique identify a unique work in the world, a source of inspiration and suggestions both for the vernacular architecture known under the name of "Cycladic architecture", and for the cultural message, strengthened by the spiritual function of Opera."


How to get around: the island requires many trips, even challenging ones with significant climbs and descents. For this reason, we recommend that you rent a car or use public transport which connects the towns with the beaches and the Chora well.
How to get there: the island does not have an airport and can only be reached by sea. There are several ferries that depart from Piraeus (Athens) taking from 5 to 9 hours depending on the type of boat. It is possible to reach it from the surrounding islands (we came easily from Koufonissi). For those who prefer to travel by plane, they can fly to Naxos or Santorini and take the last stretch by ferry.
Where to sleep: if you want to explore the north of the island more and have easy access to the beaches in this area, we recommend Aegiali; sleeping in the Chora instead gives you the opportunity to be close to the Monastery and the beautiful beach of Agia Anna.
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